Happy Birthday candles on cake

Perché ho tolto la data del mio compleanno da Facebook

Ogni mattina, sicuramente, vi capita di aprire Facebook, notare che è il compleanno di qualcuno e scrivere qualcosa sulla sua bacheca. Un bel pensiero se è un amico, un augurio al volo se si tratta di un semplice conoscente. A volte capita anche di fare gli auguri e pensare “Oddio, questo chi cazz’è???”.

Oggi è il mio compleanno e ieri ho messo questa informazione privata.

L’anno scorso ho ricevuto (letteralmente) centinaia di auguri: semplici frasi, foto, video. È indubbio che faccia piacere ma non ho bisogno che un semi-sconosciuto veda il mio nome sulla colonna destra e scriva al volo due cazzate per sentirsi meglio. Come non ho bisogno di uno stitico “Buon compleanno” da parte di gente che non vedo da decenni e manco saluto per strada.

Gli auguri di quest’anno sono stati veri e sinceri: un bacio da parte di marito e figlio. Una chiamata da mia madre, mio padre e mio fratello, un fiore da un collega, messaggi dolcissimi dalle amiche di sempre. Tutte persone che non hanno bisogno di una notifica su un Social Network per ricordarsi di me.

Grazie a tutti e tanti auguri: son 31…

brutte persone

Tre brutte persone che hanno diritto di voto esattamente come voi

Torno a scrivere sul mio blog dopo vari mesi. Avrete notato delle modifiche: ho trasferito tutto su una piattaforma gratuita che mi basta e mi avanza. Oggi ho proprio bisogno di scrivere, di sfogarmi. Ho avuto una settimana bella tosta: a lavoro stiamo andando in ferie un po’ a turno e quindi chi rimane deve coprire anche gli orari di chi è in vacanza. Poco male, si sopravvive. Fuori ci sono 41° ed i 41° del Valdarno equivalgono ai 45 di qualunque altro posto nell’Universo. Qui l’umidità è pazzesca e si fa fatica anche a respirare.

Fatto sta che ieri ero in negozio, stanca morta ed accaldata e con un visibile giramento di coglioni.

Verso le 16,30 entra una signora, età stimata tra gli 80 e gli 85. “Cosa ci fa in giro a quest’ora con questo caldo, signora C.?” “Eh sono stata in chiesa, ora vado a casa“. Entra anche una ragazza, molto carina, compra quel che deve e se ne va. Ha un paio di shorts cortissimi, che le invidio molto (sia per il caldo, sia per il fisico dato che può permetterseli alla grande) ed ecco che la signora diventa la persona di merda numero

1) “Ah, che vergogna! E poi si sente in giro che le stuprano, ci credo! Guardale lì! Sai Chiara, quando c’era Mussolini le donne non venivano stuprate perché non andavano in giro mezze nude!”

Ed ecco che io sbrocco, di brutto: “Senta C. prima di tutto una può andare in giro pure nuda e nessuno ha il diritto di metterle un dito addosso se non vuole. Secondo: cosa crede? Che le donne le violentino da ora??? Le donne vengono violentate da quando esistono l’uomo e la donna quindi non mi venga a dire queste storie. Quando c’era il suo amico Mussolini le donne venivano violentate e dovevano stare pure zitte.” Forse ho esagerato, forse non ci si rivolge in questo modo ad una signora anziana ma scusate. Non ho resistito.

Poco dopo entra una ragazzina. Ha l’aria visibilmente stravolta, barcolla. Le chiedo: tutto ok? Non mi risponde. Prendo una sedia, la faccio sedere. Entra anche un’altra commessa della zona, la vede e mi suggerisce di darle un bicchiere d’acqua con lo zucchero. Non sto qui a farvela troppo lunga: quello che sembrava un semplice calo di pressione si è trasformato in un attacco epilettico, finito con una folla di persone che mi davano una mano a tenerla, chiamate al 118 e ambulanza in soccorso. La ragazzina non aveva documenti con se, solo il codice fiscale. Aveva un cellulare ma senza SIM quindi ero nel panico totale.

In tutto questo entra la persona numero 2, che vede tutta la scena e mi urla:

2) “Si però muoviti Chiara, vieni a giocarmi i numeri al lotto!”

Scusi ma non vede che situazione? C’è una ragazzina che sta male! Non può aspettare?” “Eh io devo andare via, come fo” Gelo nel negozio. La gente scuote la testa.

Finita questa brutta storia ho fatto fatica a riprendermi, quella ragazza stava veramente male e quella signora mi ha fatto perdere ogni forma di speranza verso il genere umano.

Poco dopo entra la signora numero 3. Mi chiede come sto, le racconto tutta la storia ed esclama

3) “Ah sarà stata di certo una di quelle scese dai barconi”

“Scusi eh, a parte che era italiana e nata qui ma poi anche se fosse? Anche se fosse scesa da un barcone che bisognava fare? Lasciarla per terra? E agli italiani non possono venire gli attacchi epilettici? Dopo le case e il lavoro pure gli attacchi epilettici…che vergogna”

Ecco, tre donne. Tutte tre italiane e tutte e tre non perdono una Santa Messa neanche sotto tortura. E poi ci lamentiamo dei giovani…

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Perché lo fai?

Quello appena trascorso è stato un fine settimana molto movimentato, stranamente. Sabato cena con le amiche di sempre, le ultime news, torta al cioccolato. Segue nottata da incubo con Leonardo che mi ha fatto alzare 4 volte per cambiare il letto causa vomito. Alle 8 avevo l’allenamento con la squadra: non vi dico la fatica che ho fatto per uscire di casa però l’ho fatto ed ho corso i miei lentissimi 9km. Torno a casa, doccia, ghiaccio sul ginocchio (ormai un rito), trucco, parrucco e via a casa dai miei nonni per il pranzo. A 100metri da casa loro un “mamma mi fa un po’ male il pancino” e via, un’altra bella vomitata in auto, per non farsi mancare niente.

Cambio, bagno, lavaggio auto, lavatrice e via tutto sistemato. Pranzo al volo, di nuovo in auto verso casa degli altri nonni dove lascio Leonardo a giocare tranquillo (ma con altri 5/6 cambi nello zaino – che non si sa mai) e via verso Montevarchi: c’è CoderDojo.

Facciamo un passo indietro: cosa è un CoderDojo? CoderDojo è un movimento mondiale, nato in Irlanda nel 2011, che si prefigge di insegnare ai bambini a programmare: un videogioco, una app, un software, a sviluppare un sito web, mediante degli incontri gratuiti.

“Coder” viene dall’inglese e vuol dire “colui che scrive il codice” e “Dojo” è giapponese e indica la scuola di arti marziali, etimologicamente: luogo (jō) dove si segue la via (dō), in origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio.
Dunque CoderDojo è una scuola per programmatori, ma con una filosofia.

E’ un movimento di volontari che si mettono al servizio dei bambini e dei ragazzi per insegnare loro a programmare.
Dietro questo gesto apparentemente limitato (la programmazione), in questo Dojo i ragazzi imparano molto di più: imparano a mettersi in gioco, a collaborare, ad avere dei mentor che li seguono con discrezione, a chiedere aiuto, a provare da soli, a collaborare con altri, a realizzare le loro idee.

Un giorno, a pranzo, c’è venuto in mente di fondarne uno qui da noi ed ecco che è nato CoderDojo Valdarno.

I primi Dojo li ho organizzati a Cavriglia, dove vivo e dove sono Digital Champion, adesso ci stiamo spostando in altri Comuni della vallata per poter permettere a più ragazzi possibile di partecipare.

E proprio ieri una signora venuta a riprendere il figlio mi chiede “perché lo fai?“. Ecco: lì per lì non ho saputo bene cosa risponderle.

Avrei potuto passare il pomeriggio riposandomi, o al cinema con Leonardo, o stirando quella montagna di vestiti che ancora mi guarda minacciosa, o iniziare Better Call Saul ed invece no. Ero lì ed ero veramente felice di esserci, anche se esausta.

Avreste dovuto vederli tutti insieme, intorno a quei tre tavoloni. Impegnati e felici di costruirsi da soli il proprio videogame. Bambini entusiasti di rispondere o già in grado di trovare da soli un punto in un piano cartesiano.

Non ci prendiamo un euro, anzi, ne spendiamo per stampe, sito, magliette e merende ma il loro entusiasmo ci ripaga di tutto. Non si può vivere solo per il lavoro: bisogna imparare a circondarsi di cose che ci rendono felici. So di non essere una buona mamma e so che casa mia pare un campo nomadi ma mi piace spendere così il mio tempo.

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Un piede avanti all’altro

La corsa è una bellissima metafora della vita.

Se c’è una cosa che ho imparato correndo è che si tratta di una cosa solo tra te e le tue gambe e non puoi permetterti di dare la colpa dei tuoi insuccessi a nessun altro. Quando ho iniziato,  se non riuscivo a portare a termine un obiettivo che mi ero data, davo sempre la colpa a qualche fattore esterno: il caldo, il freddo, il vento, la pipì, il ciclo, il male alle ginocchia, le scarpe sbagliate, le cavallette o un’invasione aliena… Ed invece no: quando smetti di correre è solo perché ad un certo punto hai deciso di fermare le gambe. 

La vita è identica e va affrontata esattamente nello stesso modo. Per anni ho dato la colpa delle mie sfortune al modo in cui ero stata cresciuta, alle persone che avevo incontrato o altre cose che mi erano capitate ed invece no: è ora di rendersi responsabili per le proprie azioni e le proprie scelte. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso [cit.]. Quando mi sono ritrovata con la merda fino al collo tutto quello che ho potuto fare è stato rimboccarmi le maniche e battermi i piedi nel culo. Un piede avanti all’altro, come nella corsa. Perché se dico che correrò 10km, io correrò per 10km.

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Mi prendo una pausa

Volevo scrivere questo post da tanto e finalmente lo sto facendo. Volevo essere onesta con le persone che transitano di qui e dirlo una volta per tutte: mi prendo una pausa. Non voglio (al momento, almeno) più essere una mamma blogger. Non so per quanto, potrebbe essere un anno, un mese, una settimana. Magari domani potrebbe venirmi la voglia di raccontarvi di come Leonardo ha iniziato ad aspirare la C ed usare espressioni squisitamente toscane come Dio Bono! e lo farò.

Ora ho proprio voglia di prendermi del tempo per me e mi pareva giusto avvisare. Mi piacciono i blog di qualità e preferisco staccare un po’ invece che iniziare a pubblicare, giusto per far numero, comunicati stampa come se piovesse o scrivervi dei 2000 inviti ad eventi milanesi che ricevo ogni giorno (vivo in Toscana, volete capirlo agenzie stampa???)

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Amo questo blog, tantissimo. Ho racchiuso qui i 4 anni più belli della mia vita, ma la vita cambia e si prendono strade inaspettate: sono un mentor di CoderDojo, sono un Digital Champion, corro (mi sono iscritta alla mia prima mezza: fate il tifo per me!). Tutte cose che sembravano impossibili quando quel 19 febbraio del 2011 ho scoperto di essere incinta. Questa è una pausa di riflessione tra me e il mio blog.

Sono molto felice, spero lo siate anche voi. A presto.

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Magia? No, scienza!

Tra le tante fissazioni di Leonardo c’è anche quella dei palloncini. Li adora.
Abbiamo pensato quindi di stupirlo con una magia che abbiamo trovato nel libro di Martha Stewart. O meglio: con la scienza.
Ieri sera gli abbiamo fatto vedere come è possibile gonfiare un palloncino senza mani e senza fiato.
Abbiamo trovato l’esperimento nel
Tutto quello che serve è

  • Mezzo bicchiere d’aceto;
  • Una bottiglia di vetro (noi abbiamo usato direttamente la bottiglia dell’aceto, dato che era quasi finito);
  • Un palloncino
  • Del bicarbonato di sodio.

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Con un imbuto mettete un cucchiaio abbondante di bicarbonato all’interno del palloncino

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Facendo attenzione a non far uscire il bicarbonato sistemate il palloncino nel collo della bottiglia (come potete vedere, le mani sono del Padreh della Creatura).

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Siete pronti? Ecco la magia, che avviene avviene grazie ad una reazione chimica tra l’aceto e il bicarbonato di sodio, il cui risultato è la produzione di anidride carbonica che, non avendo modo di uscire dalla bottiglia confluirà nel palloncino, gonfiandolo. Semplice, vero?

Un video pubblicato da Chiara Ferretti (@nouv84) in data: 29 Gen 2015 alle ore 11:21 PST

Per tutte le info http://www.ilibridimarthastewart.it/

collaborazione
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Sam il pompiere

Sto cercando di indirizzare Leonardo verso i cartoni animati ’80/’90 facendogli vedere ogni mattina su Italia1 L’incantevole Creamy e Sailor Moon e Lady Oscar il sabato e la domenica (doppio episodio!!!) ma lui resiste. È un osso duro: lui preferisce Sam il pompiere (ed è giusto così ^_^).

Sam, la sua nuova passione #firemansam #samilpompiere #instakids #instamamme #xmas #christmas #pompiere #geekkids

Una foto pubblicata da Chiara Ferretti (@nouv84) in data: Gen 4, 2015 at 9:12 PST

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I biscotti a forma di mano di Martha Stewart

Oggi mi sono buttata sui biscotti.
Ho trovato un’idea carinissima nel libro di Martha Stewart e, avendo un po’ di tempo libero ho deciso di provare. Anche perché l’idea di avere dei biscotti “a forma di mano di Leonardo” mi piaceva un sacco. Li ho preparati e gliel’ho fatti trovare a sorpresa per merenda, è stato felicissimo. Altri li ho incartati e li ho regalati ai nonni. Certo, l’ammetto: non erano belli come quelli di Martha, ma erano buonissimi e questo è quello che conta.

Per l’impasto

  • 2 tazze di farina;
  • 1/4 di cucchiaino di sale;
  • 1/2 cucchiaino di lievito;
  • 8 cucchiai di burro (ammorbidito);
  • 1 tazza di zucchero;
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia.

Tutto qui, facile facile.

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Preparate l’impasto mescolando gli ingredienti e lasciate riposare in frigo per almeno 3 ore.

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In un foglio di carta ritagliate la forma della mano della creatura (io l’ho ricalcata da un disegno che ha fatto all’asilo) e, una volta steso l’impasto, con uno stuzzicadenti segnate il contorno della sagoma.

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Ritagliate con un coltellino, spennellate con l’uovo e aggiungete delle decorazioni come granella o perline di cioccolato e mettete in forno a 160° fino a che non vedete che sono ben cotti.
Ecco fatto. Facile vero? Ci sono riuscita persino io!

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Per tutte le info http://www.ilibridimarthastewart.it/

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Sarà migliore

Sono a casa e non a Roma come avevo preventivato.
Sì, dovevo fare la WeRunRome ma il clima e Trenitalia hanno deciso per me. Da una parte preferisco così, non mi sarebbe piaciuto passare la mezzanotte in un treno stasera…
Ovvio che mi dispiace ma ci saranno altre occasioni per correre in compagnia. Contando pure che non sto bene penso che sia la soluzione migliore.
Bilanci di questo 2014? Alti e bassi.
Vi sarete accorti che ho scritto molto meno e mi spiace. Ho avuto, però, molte altre cose da fare.
Mi ero prefissa questi obiettivi: li ho rispettati tutti, a parte l’uscita con le amiche. Posso ritenermi soddisfatta.
Ho corso molto: 2 DeejayTen, il Capodanno di corsa (domani si replica), la WingsForLife a Verona e tante uscite in solitaria.
Ho viaggiato tanto: Londra, Parigi, Copenhagen, San Pietroburgo, Tallin, Helsinki, Rostock…
Ho più tempo libero e lo sfrutto meglio. Non ho più un auto e pedalo tanto. Ho tanti nuovi amici con cui guardo la tv, con cui corro ma ho fatto anche tanta pulizia eliminando dalla vita tanta gente negativa. E non ne sento la mancanza.

Leonardo cresce ad un ritmo impressionante. E parla, parla, parla, parla…anche mentre dorme. Ha delle preoccupanti fissazioni alla Sheldon Cooper ed è sempre più bello.

Padreh della creatura ha fatto molte cose: convegni, corsi. Non lo vedevo così felice ed impegnato da tanto: sono molto fiera di lui. Abbiamo pure fondato il CoderDojo Valdarno e mi ero dimenticata di dirvi che sono il Digital Champion del mio Comune.
Ci sono state anche cose brutte, di salute più che altro, ma (incrociando le dita) sta andando tutto bene.

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Che dire? Non ho molti buoni propositi per l’anno nuovo (magari una mezza maratona…). Però ho dei segnali che fanno ben sperare nel futuro:

  • Stamattina, in stazione, ho preso una colazione “cappuccino + pasta + succo”. Ordino il succo d’arancia, illudendomi che fosse una vera spremuta. Il tizio si piega e prende una bottiglietta. Dentro di me penso “ah cavolo è la bottiglietta, lo preferivo l’albicocca“. Lo versa, lo guarda e fa “ah scusa, te l’ho dato all’albicocca: te lo cambio subito“. Il karma.
  • Arrivata a casa, dopo un viaggio della speranza che mi ha inchiodata 3 ore alla stazione di Firenze (in certi casi il Kindle salva la vita), trovo dopo 6 anni i vigili a fare le multe alle auto parcheggiate nei posti dei disabili.

Sì, il 2015 sarà migliore.

Buon anno a tutti.