Perché lo fai?

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Quello appena trascorso è stato un fine settimana molto movimentato, stranamente. Sabato cena con le amiche di sempre, le ultime news, torta al cioccolato. Segue nottata da incubo con Leonardo che mi ha fatto alzare 4 volte per cambiare il letto causa vomito. Alle 8 avevo l’allenamento con la squadra: non vi dico la fatica che ho fatto per uscire di casa però l’ho fatto ed ho corso i miei lentissimi 9km. Torno a casa, doccia, ghiaccio sul ginocchio (ormai un rito), trucco, parrucco e via a casa dai miei nonni per il pranzo. A 100metri da casa loro un “mamma mi fa un po’ male il pancino” e via, un’altra bella vomitata in auto, per non farsi mancare niente.

Cambio, bagno, lavaggio auto, lavatrice e via tutto sistemato. Pranzo al volo, di nuovo in auto verso casa degli altri nonni dove lascio Leonardo a giocare tranquillo (ma con altri 5/6 cambi nello zaino – che non si sa mai) e via verso Montevarchi: c’è CoderDojo.

Facciamo un passo indietro: cosa è un CoderDojo? CoderDojo è un movimento mondiale, nato in Irlanda nel 2011, che si prefigge di insegnare ai bambini a programmare: un videogioco, una app, un software, a sviluppare un sito web, mediante degli incontri gratuiti.

“Coder” viene dall’inglese e vuol dire “colui che scrive il codice” e “Dojo” è giapponese e indica la scuola di arti marziali, etimologicamente: luogo (jō) dove si segue la via (dō), in origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio.
Dunque CoderDojo è una scuola per programmatori, ma con una filosofia.

E’ un movimento di volontari che si mettono al servizio dei bambini e dei ragazzi per insegnare loro a programmare.
Dietro questo gesto apparentemente limitato (la programmazione), in questo Dojo i ragazzi imparano molto di più: imparano a mettersi in gioco, a collaborare, ad avere dei mentor che li seguono con discrezione, a chiedere aiuto, a provare da soli, a collaborare con altri, a realizzare le loro idee.

Un giorno, a pranzo, c’è venuto in mente di fondarne uno qui da noi ed ecco che è nato CoderDojo Valdarno.

I primi Dojo li ho organizzati a Cavriglia, dove vivo e dove sono Digital Champion, adesso ci stiamo spostando in altri Comuni della vallata per poter permettere a più ragazzi possibile di partecipare.

E proprio ieri una signora venuta a riprendere il figlio mi chiede “perché lo fai?“. Ecco: lì per lì non ho saputo bene cosa risponderle.

Avrei potuto passare il pomeriggio riposandomi, o al cinema con Leonardo, o stirando quella montagna di vestiti che ancora mi guarda minacciosa, o iniziare Better Call Saul ed invece no. Ero lì ed ero veramente felice di esserci, anche se esausta.

Avreste dovuto vederli tutti insieme, intorno a quei tre tavoloni. Impegnati e felici di costruirsi da soli il proprio videogame. Bambini entusiasti di rispondere o già in grado di trovare da soli un punto in un piano cartesiano.

Non ci prendiamo un euro, anzi, ne spendiamo per stampe, sito, magliette e merende ma il loro entusiasmo ci ripaga di tutto. Non si può vivere solo per il lavoro: bisogna imparare a circondarsi di cose che ci rendono felici. So di non essere una buona mamma e so che casa mia pare un campo nomadi ma mi piace spendere così il mio tempo.

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