Sembra passato un secolo

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Era sabato.

In quei giorni all’IperCoop c’era lo “speciale bambini”. Corridoi pieni di passeggini, pannolini, vaschette e lettini: un brivido mi correva lungo la schiena. Una volta al reparto lui mi disse “dai, compriamo il test, al massimo  buttiamo via 13€ ma ci togliamo il dubbio”.

Lo comprai giusto per fargli vedere che avevo ragione, come sempre: non potevo essere incinta, era solo uno dei miei soliti ritardi [anche se avevo 2 tette dritte e sode che neanche a 16 anni]. Non ci vedevamo quasi mai in quel periodo: io lavoravo anche al bar del cinema di sera e tornavo tardissimo e lui partiva prestissimo al mattino per prendere il treno. Possibile che fosse successo quell’unica volta in cui non eravamo stati “così attenti“? Che cecchino!

Arrivammo a casa e tergiversai per circa 2 ore. “Dai prima passo l’aspirapolvere” “Prima pranziamo” “Guardiamo la tv?” Muoviti, fai quel test.

Lo feci. Mi chiusi in bagno e seduta sul water cominciai a leggere le istruzioni: aprire > fare pipì > tappare > aspettare 2 minuti: facile. Feci tutto come da copione e tornai in sala. Appoggiai il test sul mobile e mi sedetti ad aspettare. Subito lui andò a vedere “Ale è presto, aspetta…“.

Chiara sei incinta“.

MA CHE DICI! È presto, aspetta!” “Qui dice se ci sono 2 linee blu sei incinta e qui ci sono 2 linee blu grandi come una casa: sei incinta“.

PANICO.

No! Non è possibile! Vedrai che sbagli! Aspetta ancora!” Ed intanto la disperazione saliva. Mi avvicinai e vidi quelle linee: erano le linee blu più grandi e nette che avessi mai visto in tutta la mia vita.

Oddio e ora come faccio?? Non sono pronta! Ho troppe cose da fare!” Come avremmo fatto con la casa? E con i soldi? E con il lavoro? Cosa devo fare ora? Improvvisamente in quel momento mi passò tutta la mia vita futura davanti: avrei passato gli anni successivi a cambiare pannolini puzzolenti, inchiodata a casa con un bambino urlante mentre tutto il resto del mondo andava avanti [allora avevo una visione della maternità piuttosto ottocentesca, l’ammetto…].

Prima che quella linea diventasse blu avrei potuto saltare da una moto sopra un treno in corsa per te, ma dal momento che quella linea era diventata blu non avrei mai più potuto fare quelle cose, mai più, perché sarei diventata madre. Riesci a capirlo questo?

Piansi a dirotto per un’ora e mezzo, stesa sul divano. Il gatto mi guardava stranito da 5 metri di distanza: non mi sarebbe più salito addosso fino al 25 ottobre. LUI invece era stranamente euforico: era felice, felicissimo: si era improvvisamente accorto di desiderare tantissimo quel bambino e, senza saperlo, gli avevo fatto il più bel regalo di compleanno di sempre. Mi decisi a chiamare mia madre “Mamma per favore puoi venire?” “Stai male?” “No, ma perfavore vieni qui“. Quando arrivò le feci vedere il test “Hai la febbre?” “No mamma, non è un termometro, è un test di gravidanza: sono incinta“.

Anche lei ne fu molto felice ed andò a finire che l’unica disperata, in quel momento, ero io.

Nel pomeriggio andai a lavoro e non so come feci a superare la giornata. Quella sera era pure la sera in cui dovevamo andare a cena fuori con i nostri amici per il SUO compleanno. Non dicemmo niente ma non riuscì a divertirmi molto: si accorsero tutti che c’era qualcosa di strano e non ricordo come uscì la frase “Andiamo da voi a vedere la finale di Sanremo? Ci facciamo due risate!

Corsi a casa a nascondere il test che era ancora in bella vista sul tavolo prima che arrivassero gli altri. La serata fu veramente piacevole, anche se alla fine vinse Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore.

Tutto sommato iniziavo a stare un po’ meglio.

fare-il-test-di-gravidanza

Era il 19 febbraio del 2011, sembra passato un secolo. Il giorno dopo mi portò la colazione a letto e mi resi conto di quanto fosse stato stupido il mio comportamento del giorno prima: “Sono incinta” ed iniziammo, con molta calma, a dirlo a tutti: la reazione fu sempre di massima sorpresa. Non eri programmato e non ti avevamo cercato Leo, ma saresti nato 8 mesi e una settimana dopo ed ancora non sapevamo quanto ci avresti reso tutti felici.