How to be a geek mom

Diario di una mamma multitasking

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VivoPlay, l’orologio che permette di controllare i figli col GPS.

Premetto che sono contraria a queste cose, per 2 semplici motivi:

  • Sono stata figlia, prima che madre, e non ho mai avuto bisogno di essere controllata con un GPS. E sono felicemente sopravvissuta.
  • Con i figli basta avere un dialogo per capire cosa fanno e dove vanno. E tanto se te la vogliono fare sotto il naso, ce la fanno comunque.

E’ stato presentato al CES2013 VivoPlay della Evado Filip, una specie di orologio (o clip da attaccare allo zainetto) che permette di tracciare la posizione dei figli tramite GPS, Wi-FI e segnale GSM. E’ indicato, dicono, per i bambini tra i 5 e 12 anni. Ora, lasciamo stare i 12enni, ma un bambino di 5 anni (mia nipote, per esempio) se non è con sua madre o all’asilo, dove deve essere? Che bisogno hai di metterle un GPS addosso?

vivoplay

VivoPlay ha anche un SIM che trasforma “l’orologio” in un telefono che permette ai genitori di chiamare i pargoli e viceversa. L’azienda giudica questa scelta particolarmente utile per i bambini che sono troppo giovani per avere un telefono e mira anche a ridurre i rischi che comporta la consegna di uno smartphone ad un bambino.

La cosa orribile è che il dispositivo avverte immediatamente i genitori quando il frutto della loro passione esce da un’area predeterminata e controlla i messaggi e le telefonate inviate e ricevute grazie ad un’applicazione per iPhone. Per non farsi mancare niente è presente pure un bottone di emergenza che contatterà cinque diversi numeri di telefono fornendo la posizione del dispositivo oltre ad iniziare a registrare tutti i rumori ambientali.

Evviva la privacy.

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Instagram e il mondo visto da Leo

Mi sono sempre chiesta come deve essere strana la sua prospettiva e come tutto deve sembrargli enorme. Come appariamo noi, come ci vede. Deve essere affascinante il punto di vista di un bambino.

Poi mi sono detta: “ma certo, col telefono lo posso scoprire!” ed ecco che nasce il profilo Instagram di Leo, o meglio, di come Leo vede il mondo.

VISTO DA LEO su Instagram

Già i primi scatti mi sembrano affascinanti: non mi ero mai resa conto di quanto potessero essere inquietanti quelle apine. Ci credo che non gli piacciono!

PS: nessun bambino di un anno è stato maltrattato o costretto ad aprirsi un account su Instagram, mi piacerebbe dirvi che è lui a fare le foto ma per ovvi motivi non lo farò. Comunque se Chiara Ferragni ha fatto un account al suo cane, tutto è possibile…

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Raccolte “App per bambini” e “App per genitori” su AppStore

Ieri è uscito iOS6. Io ‘ste cose devo farle subito ed ho aggiornato l’iPad e l’iPhone. Non sto qui a dirvi tutte le novità dell’aggiornamento (potete trovare tutto nel dettaglio qui). Posso dire intanto che mi piace molto il nuovo App Store.

E’ apparsa la sezione “raccolte di App“, ed oltre alla classica App per bambini, c’è l’interessante App per genitori (oltre ad altre bellissime selezioni).

Dategli un’occhiata, sicuramente c’è quello che fa per voi ^_^

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Il mammo infermiere

Per una serie di motivi pratici che non starò ad elencare qui, abbiamo deciso che sarei rimasto io a casa con la versione moscia e febbricitante di Leo. Mi sono preso 3 giorni di permesso dal lavoro (ce ne spettano 30 per ogni anno di vita del bambino che, fortunatamente, si ammalato solo un’altra volta) e mi sono dedicato a:

  • consolare il Piccolo Erede che ad ogni colpo di tosse doveva sentire un male cane, a giudicare dalle urla indemoniate;
  • nutrire un inedito Leo privo di appetito (cosa davvero mai vista, che ci ha preoccupato non poco);
  • praticare torture orribili (per me, ma soprattutto per lui) come il lavaggio delle narici con soluzione fisiologica ed aspirare etti di ehm..sì, ci siamo capiti.. dalle suddette narici;
  • somministrare sciroppi ed aerosol ad orari prestabiliti, che si andavano ad incastrare con gli orari delle pappe, del latte e di solodiosacosa… insomma un casino per chi non ha un cervello che va d’accordo con i numeri (me, n.d.r.);
  • gestire le (plurime) telefonate dell’intero albero genealogico sulle condizioni di salute dell’ultimo arrivato;
  • le solite mansioni come pulire culetti, cambiare pannolini, cambiare vestitini, riordinare il macello in stile campo rom che la bronchite di Leo sembrava essersi portata dietro.

Ma c’è una cosa che molti di voi non sapranno, e che neanch’io sapevo, e che vi voglio rivelare affinché arriviate preparati a quel momento e non vi lasciate cogliere dallo sconforto, o dallo schifo, il che è anche più probabile: nei bambini piccoli la tosse è spessissimo accompagnata dal vomito. E non un vomito normale! L’attacco di tosse trasforma tutto in un film dell’orrore. Ho visto mio figlio prodursi in performance degne di Linda Blair ne “L’Esorcista”. Orribile. Nei primi giorni le lavatrici si sono susseguite numerose per lavare i suoi vestiti, ma anche i nostri, e perfino le fodere del divano! Avevamo l’odore acre fisso nelle narici; una gioia..
(continua…)

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Buon Natale dalla GeekFamily!

E’ stato davvero un anno strano questo 2011, un anno all’insegna di quell’esserino che ora sta dormendo col ciuccio in bocca qui davanti a me. Ho saputo della sua esistenza a febbraio e da lì niente è stato come prima: un bambino ti rivoluziona la vita ma non lo fa di certo in peggio. Ogni tanto mi sento una cattiva madre perchè non ho mai permesso alla gravidanza e alla maternità di fermarmi. Ho abituato Leonardo a tutto e me lo porto dietro da quando sono uscita dall’ospedale. Non lo faccio dormire nel lettone e non mi precipito disperata quando piange però se mi chiedessero di tagliarmi un braccio per lui lo farei. Quest’estate avevo paura ma ora lo guardo e mi ritengo la persona più fortunata dell’universo: cosa si può voler di più di un bambino meraviglioso, allegro e sano? Inoltre con la maternità ho capito chi sono le persone importanti: molte sono sparite e altre mi hanno inondato di un affetto inaspettato. Sono contenta inoltre perchè la sua nascita ha appianato dei dissapori nella mia famiglia e passare il Natale (quasi) tutti insieme sarà sicuramente più bello. Ricordo il Natale nella mia vecchia casa: mio babbo e mio fratello iniziavano a portare i tavoli su dalla mattina: mamma e le mie zie iniziavano a cucinare dal primo pomeriggio e la sera arrivavano tutti gli altri (sempre in ritardo) e si rimaneva a chiaccherare fino a tarda notte. La cosa che mi piaceva di più, però, era il giorno di Santo Stefano: venivo sempre svegliata dal rumore dell’aspirapolvere e mamma chiamava mia zia e si mettevano a spettegolare sulla sera prima. Spero che i Natali di Leonardo siano pieni di questi ricordi ed auguriamo a tutti voi un Natale pieno di gioia come il nostro. Il primo Natale del tuo bambino è un giorno magico.

Scusatemi per questo post melenso che non è da me, mi faccio perdonare con la mia canzone di Natale preferita in assoluto…

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“Che bravo! E dorme anche la notte?!?”

“Beh, sì” è la mia risposta sotto gli occhi allucinati dell’ interlocutore - poco importa se uomo o donna, tanto è una domanda unisex che ci rivolgono almeno 6 o 7 volte il giorno – quasi come se gli avessimo detto che il bambino è uscito dalla pancia di Chiara con un tagliando vincente del Superenalotto. E ti senti una merda, quando timidamente aggiungi un “per ora..” giusto per salvare le apparenze e giustificarti di fronte a chi ha vissuto per anni con delle sporte della spesa sotto gli occhi, o chi ha sentito racconti dell’orrore della serie “Una Notte tra Cacca ed Urla”.

Avere un figlio che dorme di notte e non fa il diavolo a quattro di giorno, sembra che sia impossibile. Eppure Leo è la prova vivente che i bambini che dormono esistono. Vedete, mi vergogno quasi a dirvelo, ma dopo la poppata delle 11.30 di ieri sera, stamattina ci siamo svegliati e c’è quasi preso un colpo guardando la sveglia che segnava le 09.00, salvo poi trovare il tondo faccino di Leo che ci guardava con gli occhioni spalancati. Certo, succede raramente che non ci sia la poppata delle tre/quattro, però a volte capita.

Negli Stati Uniti c’è un business enorme per accalappiare i soldi dei genitori con le sporte sotto gli occhi: si va dalla fascia che rolla vostro figlio come se fosse un sigaro cubano; al vibratore da culla che simula le oscillazioni ed il rumore della macchina, luogo principe delle dormite fuori casa dei vostri figli; fino all’inquietante orsetto che emette i suoni del ventre della mamma da mettere accanto al bimbo o alla bimba dentro la culla (se poi da grandi diventano dei serial killers, sapete a cosa dare la colpa.

Tuttavia se non volete affidare il sonno dei vostri figli a dei gadgets, lasciate almeno che vi consoli  citando questo studio che ho scovato su Quimamme:

Carlos González, nel suo libro “Bésame Mucho”, invita il lettore a fare un salto nel passato, fino a una lontana notte di 100.000 anni fa, quando due madri vanno a dormire con i rispettivi figli.
Ecco la situazione descritta da González: verso mezzanotte, entrambe si svegliano e si mettono a camminare, lasciando i bambini per terra. Uno dei bimbi è di quelli che si svegliano ogni ora e mezzo, l’altro dorme tutta la notte di filato. Quale sopravvivrà? Naturalmente quello che “faceva la guardia”, pronto ad accorgersi dell’assenza della madre e a richiamarla indietro prima che si allontanasse nella foresta, con un pianto immediato, forte e continuato.

La conclusione del pediatra spagnolo è che i bimbi siano programmati per svegliarsi periodicamente, perché hanno ereditato i geni dei sopravvissuti e quindi il comportamento che la selezione naturale ha favorito nel corso di milioni di anni, in quanto facilita la sopravvivenza dell’individuo.

Quindi se la prole vi mette a dura prova durante le ore notturne rallegratevi!  100’000 anni fa non sarebbe stata mangiata da una tigre dai denti a sciabola!

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Bambini e foto online

Avrete notato che, per quanto sia geek, non ho mai pubblicato una foto del mio nativo digitale qui sul blog. Non l’ho fatto neanche su facebook. Ce n’è solo una della sera che è nato, un dettaglio del volto dove si vede poco e niente, messa con un po’ di riluttanza giusto per rassicurare parenti e amici. Sono contraria alla pubblicazione delle foto dei bambini (o perlomeno del mio) sui social network. Alcuni dicono che esagero “E che vuoi che sia!” ma l’ho (continua…)

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