How to be a geek mom

Diario di una mamma multitasking

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Il #Battimonio, ovvero: “Tutto quello che avreste dovuto vedere domenica”

Mi tocca. Il Geek Dad è stato ufficialmente incaricato dalla Geek Mom di redigere il resoconto della giornata di domenica. Impresa ardua, ma ci proverò. Iniziamo!

La mattina è stata densa di preparativi. Mentre Chiara si dedicava alla casa ed all’acconciatura, il sottoscritto rimbalzava da una parte all’altra del Valdarno per portare a termine gli ultimi preparati. Nervosi? Assolutamente no. L’unica mia preoccupazione era di dover indossare giacca e cravatta con queste temperature sahariane, ma per il resto ho mantenuto un’invidiabile calma zen.

Il pomeriggio è arrivato in fretta. Così in fretta che io ed i miei, che avevamo con noi il piccolo festeggiato, abbiamo finito per fare 10 minuti di ritardo, ma appena tutti hanno visto Leo con la sua camicia bianca a maniche corte ed i pantaloncini blu eleganti, si sono subito dimenticati del ritardo (ed anche di noi genitori): “Ooooohhh!! Com’è carinooooo!!!”. Mai quanto Chiara nel suo vestitino verde smeraldo: era davvero bella.

Il battesimo versione ridotta è durato all’incirca mezz’ora. La mezz’ora più sudata della mia vita. Pensavo che dentro la chiesa avrei trovato un po’ di refrigerio, ed invece sembrava di essere in un forno. Come se non bastasse Leo non ne voleva sapere di stare fermo ed ha anche tentato un tuffo direttamente dentro la fonte battesimale: “Ha fretta”, ha detto sorridendo il parroco. “Mai quanto me”, ho pensato io, mentre mi scioglievo dentro l’elegante abito nero decisamente poco traspirante. Abluzione di rito. Foto di rito. Prima parte del Battimonio: completata. Via, verso il Comune!

(continua…)

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GeekDad Day

La terza domenica di Giugno negli Stati Uniti si celebra la Festa del Papà, quindi cadrà dopodomani, il 17. Fin qui nulla di straordinario, se non l’aver scelto una data laica e non la festa di San Giuseppe.

Wired USA però ha deciso di impossessarsi del Father’s Day e di farlo diventare il GeekDad Day. Grandioso! Una delle rare volte in cui vorrei poter essere americano.

Il noto giornale però non si è limitato a piantare una simbolica bandierina sulla festa, florilegio di brutte cravatte anni ’80 e dopobarba muschiati (continua…)

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Il mammo infermiere

Per una serie di motivi pratici che non starò ad elencare qui, abbiamo deciso che sarei rimasto io a casa con la versione moscia e febbricitante di Leo. Mi sono preso 3 giorni di permesso dal lavoro (ce ne spettano 30 per ogni anno di vita del bambino che, fortunatamente, si ammalato solo un’altra volta) e mi sono dedicato a:

  • consolare il Piccolo Erede che ad ogni colpo di tosse doveva sentire un male cane, a giudicare dalle urla indemoniate;
  • nutrire un inedito Leo privo di appetito (cosa davvero mai vista, che ci ha preoccupato non poco);
  • praticare torture orribili (per me, ma soprattutto per lui) come il lavaggio delle narici con soluzione fisiologica ed aspirare etti di ehm..sì, ci siamo capiti.. dalle suddette narici;
  • somministrare sciroppi ed aerosol ad orari prestabiliti, che si andavano ad incastrare con gli orari delle pappe, del latte e di solodiosacosa… insomma un casino per chi non ha un cervello che va d’accordo con i numeri (me, n.d.r.);
  • gestire le (plurime) telefonate dell’intero albero genealogico sulle condizioni di salute dell’ultimo arrivato;
  • le solite mansioni come pulire culetti, cambiare pannolini, cambiare vestitini, riordinare il macello in stile campo rom che la bronchite di Leo sembrava essersi portata dietro.

Ma c’è una cosa che molti di voi non sapranno, e che neanch’io sapevo, e che vi voglio rivelare affinché arriviate preparati a quel momento e non vi lasciate cogliere dallo sconforto, o dallo schifo, il che è anche più probabile: nei bambini piccoli la tosse è spessissimo accompagnata dal vomito. E non un vomito normale! L’attacco di tosse trasforma tutto in un film dell’orrore. Ho visto mio figlio prodursi in performance degne di Linda Blair ne “L’Esorcista”. Orribile. Nei primi giorni le lavatrici si sono susseguite numerose per lavare i suoi vestiti, ma anche i nostri, e perfino le fodere del divano! Avevamo l’odore acre fisso nelle narici; una gioia..
(continua…)

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La Festa del Papà

No, non scrivo questo articolo dettato dal sacro fuoco dell’amore per la festa di San Giuseppe. No. La Madre della Creatura mi sta ricattando, ed in questo momento è seduta che mi guarda soddisfatta perché sa di aver raggiunto il suo scopo. “Scrivi un articolo sul blog o niente regalo”.

Il regalo in questione, il primo regalo da parte di Leonardo, ovviamente aiutato dalla mamma, è un meraviglioso paio di auricolari Philips SHE6000 con altoparlanti a riflettenza, effetto surround e jack placcato oro il migliore dei collegamenti.  Un regalo stupendo per quei papà che come me passano ore in treno con la sola compagnia di un iPhone e della musica in esso contenuto. Un regalo che non potrò scartare fino a quando non avrò finito di scrivere questo articolo.

Oggi in realtà un regalo l’ho già scartato. Anzi, non era neanche incartato. Non puoi incartare il sorriso del bambino più bello del mondo, e non c’è cuffia al mondo che mi faccia sentire così bene. Ecco.

Ecco.

Dai Chiara, molla gli auricolari!

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Di necessità virtù?

In questo momento Leo si è appena riaddormentato dopo:

- essersi svegliato piangendo

- avermi tirato una testata fortissima in bocca mentre lo stavo prendendo in braccio

- essersi spaventato del mio “ahi!”, più che essersi fatto male

- aver pianto altri dieci minuti per farsi fare un tour della casa sulle braccia del sottoscritto

Mi viene in mente l’articolo di Repubblica.it che leggevo l’altro giorno in treno: “Papà perfetti, rivoluzione silenziosa”.

Ora, io sono tutto meno che un papà perfetto, ed in questa casa di silenzioso, ormai, c’è ben poco, però comincio a percepire veramente il cambiamento di vita che Leonardo si è portato dietro: ormai cambio pannolini come un pro, alzo passeggini e ovetti come Mister Universo, preparo latte shakerato come Tom Cruise in Cocktail e canto ninnananne assurde come.. come nessuno! (un giorno vi racconterò anche della mia creazione estemporanea di canzoni da cantare al pargolo piangente)

Chiara, come sapete, è tornata a lavoro, più per una serie di eventi che per scelta, quindi “di necessità virtù” diranno molti di voi. Forse. Più che altro ciò che muove la mia “rivoluzione silenziosa”  è il desiderio di crescere un bambino felice ed un essere umano al meglio delle sue capacità. La fatica c’è, e tanta, però quando lo vedo sorridermi, oppure quando impara a prendere un oggetto, o scopre un colore nuovo, quello mi ripaga davvero di tutto, mi sento in pace col mondo.

Se i papà “high-care”, come vengono definiti, facessero quello che fanno per vocazione – che parolone – più che per necessità lavorative o economiche, quella sì che sarebbe una vera rivoluzione! Purtroppo però viviamo in una società che detta i tempi della crescita dei più piccoli sulla base di leggi lavorative, o sulla mancanza di quest’ultime, e quindi, almeno per il momento, ben venga il “di necessità virtù”.

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