L’attesa. Dopo nove mesi ci si rimane male se l’erede decide di non farsi vedere. Ma che fa? Ritarda? Non ho mai sopportato chi si presenta in ritardo agli appuntamenti, figuriamoci se lo posso tollerare da mio figlio!
E invece ti tocca, bello mio. Non solo: devi fare i conti anche con l’impazienza della futura mamma che va oltre il semplice ritardo all’appuntamento, ma si tinge di stanchezza, malessere fisico e paranoie assurde (la più bella è la domanda del giorno: “Ma non è che non sa come fare a uscire? Spinge verso l’alto.. Spingi verso il basso Leo!“).
In tutto questo c’è anche il dover giustificare con amici e parenti il procrastinare il lieto evento, quasi fossimo noi i responsabili, quasi non avessimo telefonato al ritardatario per concordare l’effettivo giorno di arrivo. Quando però sei tu che telefoni a loro, ti rispondono con l’ansia del condannato a morte che aspetta la chiamata del governatore, facendoti sentire una merda se la risposta è sempre “No, ancora nulla”.
Senza contare il fatto che non è servita la luna piena, non è servita la magica tisana a base di salvia e chiodi di garofano, non sono servite le scale fatte su e giù, e neanche le potenti prostaglandine.. Che fregatura, eh?!
Ci vuole pazienza gente, ci vuole pazienza.
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Sono un po’ di giorni che non vi aggiorno sull’andamento delle cose. Per prima cosa non si è capito bene quando dovrei partorire: secondo i miei calcoli la data è domani, l’11 ottobre (so esattamente quando ho fatto il patatrak!). Secondo la prima ecografia (quella che feci a aprile), invece, la data è il 20. Tutti sono a dirmi che domani l’altro, il 12, fa la Luna ma boh… Poi anche lì la cosa è strana: il bambino è stato concepito durante la luna calante o la luna crescente? Ogni persona che sento ha una sua teoria. Poi la mia vicina di casa ha detto che, quando stai per partorire, ti si gonfia la bocca. A me ancora non pare di essere Nina Moric quindi…
Mi hanno consigliato dei metodi per “accellerare” le cose: (continua…)
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Prima che le domande diventassero:
- “Ma è un maschio o una femmina?”
- “Come lo chiami?”
- “Ma non l’hai fatto ancora?”
C’era questa: “Sei incinta? E quando lo fai?” E la risposta puntualmente era: “A ottobre.” Con conseguente: “Eeeeee c’è un po’!”
Ecco. Oggi è il primo di ottobre e ci siamo arrivati in un nano secondo. Il tempo mi è volato.
Non ho paura del parto, anzi. Spero arrivi prima possibile perchè inizio ad essere stanca di questa pancia. Ho paura di 1000 altre cose.

Ho paura del dopo, del ritrovarmi da sola con questo fagottino indifeso senza sapere come fare ed ho paura di vedere come sarà tutto strano tra qualche giorno.
(continua…)
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Vi ho già parlato del mio scetticismo sul riempirsi l’iPhone di applicazioni sulla gravidanza. Sono dell’idea che ne basti una (possibilmente gratuita) con cui ci si trovi bene ed il gioco è fatto. Anche perchè, parliamoci chiaro, fanno quasi tutte le stesse cose: dirvi a quante settimane siete, trovare un nome, ricordarvi gli appuntamenti, cazzeggio.
Se proprio non resistete alla tentazione di provarle tutte vi segnalo comunque altre app che potrebbero fare al caso vostro:
- Pregnancy Companion: ha dalla sua che costa poco (0,79€) e conteggia i bicchieri d’acqua che vanno bevuti.
- iFetus: è molto tecnica, è forse più indicata a medici ed ostetriche che a future mamme. Utilizza le tavole biometriche per la crescita dei pupi. Non è poi proprio economica (5,49€).
- iMamy: non la prenderei mai, prima di tutto perchè ha un nome stupidissimo e poi costa 2,39€ e non fa (continua…)
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