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Ciao ciao 2011!

Oggi, 30 dicembre scrivo l’ultimo post del 2011. Ho deciso di utilizzare una parola per archiviare ogni mese di questo anno, che è stato decisamente il più strano della mia vita.

Gennaio – La parola del mese è: Ops!

L’anno si è inaugurato a Berlino. Eravamo ubriachi fradici in un Easy Hotel vicino Alexander Platz. Il capodanno più bello di sempre. In quel periodo io ero in trans agonistica tra il lavoro al negozio, il lavoro serale al cinema e il corso di inglese. Una notte, a metà mese, non stiamo molto “attenti”: “Che vuoi che sia dai, per una volta che vuoi che succeda?” Nel frattempo in Medio Oriente scoppiavano le prime rivolte: inizia la Primavera Araba.

Febbraio – La parola del mese è: positivo

Positivo è il test (continua…)

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Buon compleanno Leonardo.

Una giornata banale

La regola n° 1 di un blog è quella di non scrivere articoli banali.

Ecco, vi chiedo scusa perché l’articolo che state per leggere, che contiene ciò che ho vissuto oggi 26 ottobre 2011, potrebbe esserlo per molti fattori.

L’emozione del “questa è la volta buona”, “non farti prendere dal panico”, “fai dei respiri profondi quando senti arrivare le contrazioni” potrebbe sembrare banale.

Il farsi forza per fare forza a lei, che ne avrà sicuramente più bisogno di te, e  mantenere il sangue freddo, sono luoghi comuni da telefilm.

Sentirsi impotenti di fronte al dolore lancinante della tua compagna, amica, anima gemella; sentire le proprie lacrime salire piano piano nel vedere le sue lacrime mentre ti dice “non ce la faccio più!”; sentire il cuore che ti si stringe ad ogni urlo o lamento che escono da quella bocca che ami veder sorridere, sono sicuramente clichés da film pseudoromantico e quindi banali.

Lasciarsi andare ad un pianto liberatorio alla vista di quel piccolo essere umano che porta dentro di sé una parte di te; ondeggiare tra la gioia per il bambino e la preoccupazione per lei che, a differenza di quanto si crede, non ha smesso di soffrire; tenerle ancora la mano, stringere insieme i denti, sono banalità da Libro Cuore.

Uscire dalla sala parto ringraziando le meravigliose ostetriche che l’hanno seguita ed abbracciare genitori e fratelli e sentirsi solo in quel momento esausto, ma sorpreso di aver retto fino a quel punto; guardare lei ed il bimbo che tiene in braccio e sentirsi felici, cosa sono se non banalità da talk show della domenica?

Ecco. Vi avevo avvertito, ho vissuto una giornata proprio banale.

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Il giorno in cui Ringo diventò Leonardo (forse).

Mi spiace per chi ha votato il sondaggio di qualche settimana fa, dando ben 22 preferenze al nome “Lorenzo”, ma alla fine nessuno di quei nomi mi convinceva del tutto.

Dopo aver appurato di non poter chiamare il bambino Noah, Xavier e Gioele, abbiamo deciso che si chiamerà Leonardo.

Questo nome va contro tutto quello che avevo detto inizialmente, dato che non è nè giovane nè corto, ma è bello da morire e mi piace.

Certo, qui passa un treno ogni giorno e può darsi che mi sentirete cambiare idea spesso, ma adesso sono piuttosto convinta di chiamarlo come il grande genio mancino e toscano, anche se tra di noi il fagiolo si chiamerà sempre Ringo.

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